Andyrivieni
Giulio Giancaspro sui passi di Andy Warhol
Giulio Giancaspro non poteva non segnare i momentanei confini del suo lavoro di ricerca con eventi ed opere adatte ad intessere un fitto dialogo con la pop art di Andy Warhol e con il relativismo linguistico della contemporaneità. Insieme a Warhol, Giancaspro pensa anche a Duchamp ed alla modalità icastica con cui quest'ultimo muta lo statuto ontologico degli oggetti con il loro trasferimento da piano a piano rappresentativo. Mentre Duchamp celebra l'apoteosi dell'artista che con un semplice gesto consacra ogni genere di oggetto mutando il suo contesto originario, Warhol fa entrare la realtà quotidiana nei recinti dell'arte lasciandola apparentemente intatta, ed in realtà modificandola graficamente e per sovrapposizione di colori. Avendo intuito che in una società a capitalismo avanzato l'opera non poteva non adeguarsi al sistema delle merci e, attraverso l'uso di tele emulsionate e supporti serigrafici, aveva introdotto il concetto di riproduzione meccanica all'interno della sua figurazione. Giulio Giancaspro con impercettibile sobrietà ed incisiva meticolosità attinge da ambedue: da Duchamp il lavoro di decontestualizzazione degli oggetti della pubblicità e da Warhol il lavoro di trasposizione della realtà, che per lui è costituita prevalentemente dalle icone della pubblicità, nei meccanismi di rappresentazione acquisiti al patrimonio dell'arte che ne rispettino in linea di massima la fisionomia. Egli crea una relazione simpatetica tra parola ed immagine sicché ambedue ne escono rafforzate. La parola che non abbandona la sua fisionomia originaria, pure modificando se stessa radicalmente, per diventare immagine di un significato nuovo, tanto da lasciarsi alle spalle il retaggio di segno per diventare parte integrante delle icone che designa e che per il suo tramite si rinnovano, diventando simbolo. Giancaspro ha voluto celebrare questo debito di riconoscenza nei confronti di questo sacerdote della contemporaneità impegnandosi contestualmente a dare testimonianza di se stesso e del suo lavoro ispirato al maestro. Nel calendario il nostro artista si propone di rendere le icone dei segni zodiacali più vive e vitali e dotate di sottile ironia attraverso un'operazione alchemica che crea nello spettatore un forte spiazzamento. Infatti le immagini di pubblicità diverse vengono combinate ed amalgamate dal potere fondente della parola-simbolo. Sicché le immagini ricorrenti delle pubblicità che giacciono nella memoria dello spettatore ed affiorano al momento del confronto con le opere di Giancaspro vengono smentite dai nuovi significati prodotti dall'operazione combinatoria dell'autore. Un'operazione che non è una semplice "trovata" ma la scoperta di una miniera d'immagini energetiche che ognuno di noi potrebbe adoperare per elettrizzare la propria espressività. Così come fa l'autore in questo caso rendendo vivo e vitale il senso profondo dell'iconografia astrale. Ed è così che la sua arte ludica propizia un costante ispessimento dell'impatto sensoriale con lo spettatore che viene aspirato in uno spazio fantastico luccicante di colori e suggestioni. Quando poi a fare le spese di un'operazione così coinvolgente sono i mesi di un calendario ed i relativi segni zodiacali che in altri contesti scivolano distrattamente sotto gli occhi disattenti di chi li consulta per avere di volata il senso presente del tempo, allora il piacere si fonde con l'utilità e la convenienza. E così non faremo certamente uno sforzo erculeo per ricordare il mese ed i giorni dell'Acquario che ci vengono offerti all'interno di un fondale reso ancora più gelido da una bottiglia di vodka di una nota ditta che per l'occasione ha cambiato nome. E così le icone di Punt e Mes e della Pepsi Cola si fondono nel segno zodiacale dei Pesci senza lasciare alcuna traccia della reciproca incorporazione tanto essa è stata sobria ma efficace. La stessa efficacia che Giancaspro adopera nel nobilitare un testardo ed alcune volte ottuso Ariete le cui fattezze emotive emergono dal marchio degli elettrodomestici che porta il suo stesso nome ma che si stempera e nobilita nel languore di una tenue doratura che si irradia sul suo volto da un orologio Lorenz che regalmente incorona, per un corno, il focoso animale. Il segno del Toro si invera nelle fattezze della pedissequa pubblicità della Pioneer e nelle icastiche lettere dell'orologio Sector per sottolineare ancora di più il senso e vigore dei nati sotto la sua influenza. Così come l'ambiguità feconda dei Gemelli chiede aiuto a due note ditte di profumi e di cosmetica che si confrontano in un estenuante braccio di ferro ed i vini Bolla e la Canon sono chiamati a far da testimoni ad un segno di terra, il Cancro, in cui la progettualità e la managerialità la fanno da padroni. Mentre un Leone dotato di una umana cerebralità e coperto da una criniera bianca, maculata ed aureolato da una trascendente regalità, irradia sui nati sotto questo segno di fuoco una potente e sovrana forza di carattere. Una Vergine problematica, suggerita da Man Ray, che ha abbandonato i suoi panni firmati Moschino grazie alle sollecitazioni di Vernel, detersivo delicato e miracoloso, sollecita nei suoi seguaci gli archetipi dell'Eros. Gli ozi estivi trascorsi si stemperano nelle prodezze equilibristiche di un essere umano che mimando ferreamente una Bilancia interpreta quasi letteralisticamente questo segno zodiacale grazie all'intermediazione di un Mulino Bianco sotto mentite spoglie. L'atmosfera autunnale si preannuncia al ritmo delle fatali ed ambigue sinuosità di uno Scorpione addomesticato dalla fluente e contenuta chioma di una donna senza volto mentre il Sagittario si preannuncia nella chirurgica precisione con cui ha scoccato la sua freccia che trapassa una ciliegia impossibile grazie alla fusione tra un marchio di vernici ed uno Swatch. E per finire la focosità che di regola traspare sul volto del Capricorno viene affievolita dalle abbondanti sorsate di un irresistibile Cointreau che Giulio Giancaspro gli ha subdolamente versato attraverso le lettere prese a prestito da questo rinomato liquore.