La leggenda degli aquiloni

Il primo uomo camminava gia da giorni e giorni; la terra non era che un mucchio di sassi. Andava avanti senza sapere che fare, ne dove andare. Improvvisamente vide un punto all’orizzonte che lo intrigò. Si fermò per capire se il punto gli si avvicinava. No, toccava a lui avvicinarsi al punto.
Continuò dunque il suo cammino e scoprì il primo albero. Non ne aveva mai incontrato uno così bello, tanto più che non ne aveva mai visti altri. I rami si piegavano sotto il peso dei frutti maturi e abbondanti. In realtà era ricoperto di mele. Ne addento una, poi un’altra.
Un ruscello scorreva ai piedi dell’albero, fiancheggiato da un canneto. Si dissetò e si senti meglio. Seduto ai piedi dell’albero, guardò il cielo. Tutta questa immensità era popolata di nuvole che, senza fine, continuavano a farsi e disfarsi, forme strane e bianche che sembravano volersi recare chissà dove. Avrebbe voluto raccontare quel che sentiva, ma non era uno scrittore.
Eppure vedeva già la prima frase.”Al principio era il vento”.
A quel punto sì colpi la fronte. Gli era venuta la più bella idea che avesse mai avuta, tanto più che nessuno ne aveva mai avute altre. Si alzò per cogliere alcune canne con le quali costruì una leggera armatura. Poi si tolse la sua unica camicia, che veniva da dio sa dove. Esito prima di strapparla e il rumore gli lacero il cuore.
Con i denti fece alcuni piccoli buchi irregolari a intervalli regolari, con un’infinita pazienza vi fece passare una canna flessibile, poi fisso alla fragile armatura un lungo filo formato da filamenti di canna annodati tra loro. Compiuta questa operazione guardò la sua opera. Provò la più gran fierezza che non si fosse mai provata, tanto più che nessuno aveva mai provato la benché minima fierezza. Infine si alzò, si mise a correre e l’umile costruzione prese il volo. Salì nello spazio vergine dell’inizio del mondo. L’uomo tornò vicino al melo e si sedette. Con il filo nella mano, guardò a lungo la sua invenzione che saliva e scendeva aggrappata alle ali del vento, prima di accorgersi che aveva la forma di un cuore. Era davvero il più bel aquilone che avesse mai visto, tanto più che non ne aveva mai visti altri. Poi si addormentò. Molte albe dopo sentì nel sonno una mano sulla spalla. Tenne gli occhi chiusi qualche istante, si domandò da dove venisse questa presenza sconosciuta. Si girò aprendo gli occhi. Aveva davanti a sé la più bella donna che avesse mai vistò, tanto più che non ne aveva viste altre. Ella alzò semplicemente gli occhi verso il cielo Egli capì che aveva visto da lontano il cuore che continuava a scendere e a salire, legato al filo che teneva sempre nella mano. Il tempo si era fermato. Ebbe voglia di prenderle la mano. Si guardarono in silenzio. Si sorrisero. L’uomo allora le offrì una mela e tutto cominciò…..

Jean-Michel Folon (1934)

 

Questa leggenda e tratta dal libro " IL GRANDE LIBRO DEGLI AQUILONI "